• Andrea Castellano

La NeuroPsicologia: 3 buoni motivi per conoscere la disciplina che studia le capacità del cervello.

La neuropsicologia è la materia di studio che indaga la relazione tra danno cerebrale e funzioni cognitive superiori (ad esempio la memoria, il linguaggio, l'attenzione, le funzioni esecutive etc). Come tale, da un punto di vista clinico lo scopo della neuropsicologia è di descrivere e definire i disordini conseguenti a lesione cerebrale e indicare i percorsi diagnostici e i trattamenti riabilitativi più idonei in base alle caratteristiche del caso. Una materia affascinante e spesso misconosciuta che cela nei suoi contenuti e ambiti di applicazione, validi strumenti per lo specialista in Neuropsicologia e risorse per le persone con difficoltà.

Probabilmente leggendo quando sopra, ti sarai posto alcune delle seguenti domande o affini:

  1. quando rivolgersi al Neuropsicologo? soprattutto chi è tale figura?

  2. perché è importante farlo?

  3. che vantaggio si ottiene dal conoscere il proprio funzionamento cognitivo-comportamentale?

  4. cosa sono le funzioni cognitive superiori?

Voglio illustrarti 3 buoni motivi per conoscere la neuropsicologia, per cui è importante richiedere un esame neuropsicologico e di come questo potrà migliorare la qualità della tua salute mentale.

1. COMPRENSIONE DEL RAPPORTO MENTE - CERVELLO - AZIONE

Fermati un momento a riflettere sulle attività che svolgi durante una tua giornata prototipica. Ti svegli al mattino, vai in bagno, fai la doccia, scegli i vestiti da indossare, prepari la moka e controlli attentamente che non strabocchi quando senti il suono del caffè. Dopo fai colazione e poi esci di casa per andare a lavoro, ricordandoti di chiudere la porta. Sali in macchina, guidi fino all'ufficio ascoltando le notizie di attualità alla radio, facendo attenzione ai semafori e ai pedoni per strada. Giungi alla sede della tua azienda e inizi un'intensa giornata lavorativa portando a compimento più compiti contemporaneamente. Bene, ognuna delle singole attività che ti ho appena descritto, non può prescindere da un adeguato funzionamento cognitivo. Tutte sono l'emblema di come il rapporto tra mente e cervello sia essenziale per raggiungere i tuoi obiettivi e rispondere alle necessità della vita quotidiana.

Spesso si pensa al cervello come ad un entità distante dal nostro comportamento, dalle nostre emozioni, dalle nostre capacità di risolvere problemi facendo leva sulle nostre risorse. In realtà, basta molto poco per comprendere come minime alterazioni del corretto funzionamento cerebrale possono compromettere la nostra vita, in alcuni casi in modo irreversibile. Infatti, come ogni altra parte del corpo, anche il cervello è soggetto lesioni focali o diffuse, che possono essere prodotte da innumerevoli circostanze più o meno conosciute. Ad esempio:

  1. Trauma cranico

  2. Eventi cerebrovascolari, come ictus o emorragie cerebrali

  3. Malattie infettive, come le encefaliti o le meningiti

  4. Esiti di formazioni tumorali (asportazione, trattamento chemioterapico etc)

  5. Epilessia e altre anomalie epilettiformi

  6. Malattie neurodegenerative (ad esempio la malattia di Alzheimer, la sclerosi multipla, la demenza da malattia di Parkinson etc).

  7. Malattie genetiche (ad esempio la corea di Huntington)

Il risultato che si osserva da lesioni di questa portata è rintracciabile non solo nella modificazione della struttura anatomica del cervello, ma anche nella sua espressione funzionale: le abilità strumentali e il comportamento manifesto. Ciò si traduce nella presenza di disordini cognitivi e emotivo - comportamentali. Alcune funzioni, anche basilari della vita quotidiana, possono subire un'alterazione molto forte, al punto tale da perdere la loro corretta funzionalità. Qualche esempio?

  • Proprio adesso, tu stai leggendo quanto ho scritto in questo articolo. Tale processo è strettamente relato al funzionamento di più aree cerebrali interconnesse, che si esprimono in singolari capacità. Tutte sono necessarie per permetterti di raggiungere la fine del paragrafo, ma ognuna ha un ruolo preciso e indispensabile per rendere fluido e flessibile il processo di lettura. Ad esempio devi distinguere una lettera dall'altra, formare delle minime unità di senso compiuto come le sillabe e associarle ad un suono specifico, sino alla loro costruzione in parole, al recupero del loro significato semantico, per poi arrivare alla comprensione di quanto stai leggendo e all'eventuale produzione fono-articolaria ad alta voce delle frasi che compongono il testo. Ognuno di questi processi singolari può subire un danno dopo un evento neuropatologico come un ictus cerebrale all'emisfero sinistro, bloccando o interfendo con la tua capacità di lettura.

  • Pensiamo a cosa richiede guidare un'automobile. Per prima cosa è necessario che tu abbia dei buoni tempi di reazione, dato che potrebbe spuntare improvvisamente un pedone o un ostacolo in strada e devi essere pronto a frenare in tempo. Inoltre, spesso ti trovi a guidare per tratte molto lunghe e per un lasso di tempo considerevole. Pertanto dovrai disporre di buone capacità di concentrazione e attenzione sostenuta per poter continuare nel tuo percorso. Pensi sia finita qui? beh no. Devi prestare attenzione ai segnali stradali, alle auto che sono davanti e dietro di te, ai semafori per capire se puoi procedere o meno. In più, spesso in auto qualcuno ti sta raccontando qualcosa di importante e richiede un tuo consiglio. Dopo una lesione cerebrale, proprio la funzionalità attentiva spesso viene compromessa al punto da rendere impossibile portare avanti un'attività come la guida.

Lo stretto rapporto bidirezionale che c'è tra il funzionamento del sistema nervoso e qualità delle nostre prestazioni cognitive e comportamentali, permette di comprendere come questi eventi neuropatologici possano alterare la vita di una persona e di quanto la NeuroPsicologia possa fungere da disciplina imprescindibile nel fornire un servizio indispensabile alla loro diagnosi e riabilitazione.


2. PREVENZIONE E TUTELA DELLA SALUTE MENTALE

Prendersi cura della propria persona da un punto di vista prettamente medico-internistico è un qualcosa che spesso viene vissuto con minore avversione, timore o pregiudizio. Non di rado, nella mia esperienza ho potuto constare quanto sia forte la preoccupazione verso un danno motorio ad una gamba, un braccio o ad una mano dopo un evento cerebrolesivo, ma di quanta poca attenzione viene rivolta invece agli esiti cognitivi e comportamentali.

Spesso i pazienti soffrono di disturbi di memoria o amnesie, difficoltà di concentrazione e di attenzione complessa, possono fare fatica a seguire il filo del discorso o non trovano la parola corretta da dire al momento giusto (anomie), fare fatica a trovare alcuni oggetti posti alla loro sinistra, sino a difficoltà nell'adattarsi a un contesto sociale, nelle interazioni con gli altri e nel regolare le loro emozioni. Oppure basti pensare agli effetti dell'invecchiamento patologico, la demenza, e di quanto questo processo progressivamente ingravescente vada proprio a colpire i domini della cognitività. D'un tratto il nostro amato nonno non è più così solare e autonomo, risulta piuttosto apatico e tende ad isolarsi, dimentica facilmente ciò che gli è stato detto, è distratto e si comporta a volte in modo bizzarro (ad esempio vede e parla ad animali inesistenti).

La neuropsicologia, avente come oggetto di studio le alterazioni del funzionamento cognitivo, le loro cause e conseguenze, fornisce un importante contributo per il mantenimento del corretto funzionamento cognitivo. Mantenersi attivi a livello di cognizione mentale è uno dei fattori protettivi non solo verso l'invecchiamento patologico ma anche riguardo un eventuale evento neuropatologico. Questo si esprime nel concetto di riserva cognitiva, ovvero il grado di resilienza del nostro cervello rispetto ad un eventuale evento lesivo. Questa è influenzata dal titolo di studio, la professione svolta e lo stile di vita e le attività eseguite durante il tempo libero. Non bisogna pensare per forza in grande per mantenersi attivi a livello cognitivo. Qualche esempio:

  • fare un puzzle

  • leggere un libro

  • partecipare ad eventi culturali

  • curare le relazioni significative

  • viaggiare

  • imparare e mettere in pratica una nuova ricetta culinaria

  • fare una partita a scacchi con un amico

Queste e tante altre, sono tutte attività che sollecitano le abilità cognitive e migliorano la qualità delle nostre prestazioni e del benessere psicologico.

Conoscere il proprio funzionamento attuale è fondamentale non solo dopo un evento cerebrolesivo. Infatti anche lo strutturarsi di una psicopatologia, come ad esempio la depressione, può dare luogo ad alterazioni del funzionamento cognitivo.

Rivolgersi al neuropsicologo è importante se si ravvisano frequenti e invalidanti "campanelli di allarme" come ad esempio:

  • dimenticanze ricorrenti (ad esempio non trovare mai le chiavi di casa)

  • anomie (il fenomeno della parola sulla punta della lingua)

  • difficoltà di orientamento nello spazio

  • difficoltà nell'eseguire più attività complesse contemporaneamente

  • difficoltà a concentrarsi e di attenzione

Un esame neuropsicologico tempestivo permette di poter comprendere la natura di tali difficoltà e di impostare prontamente un trattamento riabilitativo, che a livello scientifico è supportato come intervento di elezione per il miglioramento della funzionalità cognitiva.


3. UNA DISCIPLINA CHE RISPONDE A PIU' QUESITI

Quando richiedere un esame neuropsicologico?

Oltre alle finalità cliniche:

  • Inquadrare lo stato cognitivo della persona

  • Dare un contributo importante alla diagnosi medica nel fornire elementi per una diagnosi differenziale tra le varie patologie

  • Programmare un trattamento riabilitativo neuropsicologico idoneo

la valutazione neuropsicologica trova anche applicazione a livello assicurativo e legale. Dal connubio dell’utilizzo della neuropsicologia per dare una risposta a problemi e domande che abbiano una qualche rilevanza giuridica, si interpone la neuropsicologia forense. Un neuropsicologo, adeguatamente formato in tale ambito, può ad esempio essere chiamato a certificare, attraverso un attento esame neuropsicologico, in ambito penale la presenza di un nesso di causalità tra un evento qualificabile come colpa e la presenza di un danno neurologico. Il suo ruolo si assolve anche in abito civile, ad esempio nel certificare l'idoneità genitoriale all'affido.


Ma chi è il neuropsicologo?

Si tratta di uno Psicologo, altamente specializzato in possesso di una documentata formazione in neuropsicologia. Questa viene acquisita attraverso un iter formativo che getta le sue fondamenta principalmente in corsi di laurea magistrali e specializzazione quadriennale in Neuropsicologia, oltre che ulteriori corsi formativi e di approfondimento teorico-pratico. Recentemente la figura del neuropsicologo sta ricevendo una maggiore attenzione e regolamentazione specifica. Questo perché superficialmente si potrebbe pensare che sia sufficiente somministrare dei test neuropsicologici per delineare il profilo cognitivo di una persona. Nulla di più sbagliato. Solo attraverso un'adeguata interpretazione dei risultatati, analisi qualitativa delle performance ottenute, oltre che una conoscenza dettagliata della disciplina e un'esperienza consolidata nel settore, è possibile offrire un servizio ottimale e professionale.


Dott. Andrea Castellano

Psicologo

Specializzando in Neuropsicologia e Psicoterapia



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